29 settembre 2009

Better (wo)man

She dreams in color
She dreams in red
Can't find a better man
(Pearl Jam)

Benvenuto, autunno. Bentornato Battisti, seduto in quel caffé: pronto a struggersi di dolore per te, ma salvato in corner da lei, che corre-balla-stringe il tempo distratto di un pomeriggio (forse anche meno). E benritrovata PFM, fra rugiada, cavalli e odor di grano.

La buona notizia è che, come previsto, siamo tornati da New York safe and sound, come usa dire oltreoceano.
La brutta notizia è che, come previsto, siamo tornati da New York. La Grande Mela che riscrive se stessa ogni minuto, che si ridisegna, che ricostruisce dalle fondamenta anche ciò che tu - piccolo europeo - pensavi prezioso. Always on the move. Il buco nero delle Torri Gemelle si riempie, pian piano, di cemento armato e operai. La bandiera americana è ovunque: appiccicata sugli elmetti, cucita sulle divise, appesa al braccio delle gru. Don't worry, ci stiamo rialzando. E mentre l'11 settembre diventa un puzzle tridimensionale, capisci davvero tante cose. Fa impressione.
Tutto si distrugge, tutto si crea.
Little Italy, ad esempio. Il nostro covo di emigranti analfabeti, bizzarro orgoglio nazionale del turista italico, sta per essere fagocitato da Chinatown. Non resta che qualche ambiguo ristorante
para-italiano (tanti per la verità), i negozi di souvenir e caciotte, le vetrine dei presepi napoletani, le insegne (#1 tiramisu in NY). E naturalmente i buttadentro dei locali, col loro frasario tipico: tchao beladonna, asagia vero italian dish, ecc.
Sta di fatto che la conquista cinese procede rapidissima, e Little Italy è destinata all'estinzione.



E poi. E poi. Siamo saliti su ogni vetta, abbiamo mangiato ogni hamburger e bevuto ogni coca-cola. Ogni mattina, colazione ai tavolini rossi di Times Square con cappuccino Starbuck's e dolciumi ipercalorici assortiti, per cominciare la giornata in salute. Abbiamo conosciuto, biblicamente, Naked Cowboy. E visto uno spettacolo di cabaret. Siamo saliti sulla ruota panoramica e sul rollercoaster più antichi del mondo, a Coney Island. I primi al mondo, nella fattispecie: 1927. Un'esperienza classificabile come la più terrificante della mia seppur breve vita. Coney Island meriterebbe un capitolo a sé: abbiamo visto il locale che inventò l'hot-dog (ogni 4 luglio c'è un apposito campionato mondiale per mangiatori patologi e il record maschile, imbattuto, è di 61 panini consecutivi). Ma abbiamo, soprattutto, cantato Bohemian Raphsody dei Queen davanti a un'entusiasta platea di afro.
Ci siamo imbattuti, per caso, in amici torinesi.
Abbiamo cantato Happy Birthday a una festa decisamente gay. Ed è stato subito dopo aver visto un orsetto lavatore camminare su un cornicione.
Nel frattempo, abbiamo anche messo piede - per 24 ore - a Philadelphia, da un caro amico. Giusto il tempo di correre sulla gradinata di Rocky (gesto atletico inflazionatissimo) e provare l'esperienza extracorporea di mangiare in un ristorante etiope, accompagnati da deliziosi topi e scarafaggi grossi come triceratopi.
Non poteva mancare il pellegrinaggio alla casa di Friends, come non è mancato un giro a scrocco su regolare SUV limousine. Insieme a un gruppo di tardone locali palesemente ebbre.
Ma questa è un'altra storia.
Non dimentico i musei visti a 150 all'ora. L'infradito rotta nel momento di massimo bisogno (letterale). La Statua della Libertà ed Ellis Island. Il margarita bevuto sotto il ponte di Brooklyn. La messa gospel senza gospel. La più nota skyline del mondo. I suonatori ovunque. La foto abbracciata a Obama nella Stanza Ovale. I concerti rock nei locali underground, i concerti jazz nei locali jazz. Tutti gli sconosciuti che si sono fermati a parlare con noi. La caccia al tesoro in solitaria per cercare ogni regalo. Frammenti del Muro di Berlino. La scoperta casuale del Grom newyorkese. The Cage, la Gabbia, i campetti in strada dove neri nerboruti giocano a basket. L'ultima sera nel segno del Long Island. Ci sarebbe troppo, troppo di tutto.
Ed è tutto lì. Da poco quanto vuoi, ma è lì.

20 luglio 2009

The final countdown


I'm so tired, I haven't slept a wink
I'm so tired, my mind is on the blink
I wonder should I get up and fix myself a drink
No,no,no
(The Beatles)

Di norma, questo è il periodo dell'anno in cui vado in riserva. Archiviata la pratica "compleanno", dopo tanto basculare, mediare, sorridere e inghiottire ettolitri di bile, la lancetta pende inequivocabilmente verso il basso più basso. Avendo dato ormai fondo a ogni residua energia, non me ne resta abbastanza per provare emozioni violente. Anzi, se c'è una cosa che ho imparato in questi mesi è l'arte della reazione introspettiva. In rigoroso silenzio, passo dallo status di quindicenne mestruata a quello di bonzo buddista. E il tutto senza variazioni sensibili di pressione sanguigna. E' una mera faccenda di sinapsi elettriche, non so se mi spiego.
Vantaggio: agli occhi del mondo, posso ancora sembrare sana di mente. Come unico effetto collaterale è probabile che, verso settembre, debba produrmi in un memorabile fuoco d'artificio. Ma quel giorno sarò troppo abbronzata per farci caso.

02 luglio 2009

City of blinding lights #1


(Un giorno di primavera a New York secondo Mike Kobal, video-maker)

Meno trentasette. Sempre più vicina alla Grande Meta.

30 giugno 2009

Nowhere to run

Per un pugno di dollari
(Dan Savio aka Ennio Morricone)

Devo avere qualche problema con gli ascensori (v. alla voce "Gen e il maniaco con passamontagna e attributi al vento e in seguito tibie lacero-contuse", 2007).
Di rado m'imbatto in persone normali. Nel migliore dei casi, hanno ascelle d'indubbia presenza scenica. Oppure è lo stesso informatico brufoloso che, una settimana prima, mi ha lasciato un biglietto sotto i tergicristalli invocando il mio numero di telefono o un contatto qualsiasi, salvo palesarsi goffamente nel silenzio totale fra il secondo e il terzo piano, con una domanda del tipo: "Ti ha fatto piacere il messaggio, almeno? Non ti sei fatta sentire". (Fai due più due, Johnny Mnemonic)
Stavolta la parte dell'inquietante personaggio di turno è toccata a un giovane mitomane, età imprecisata (20-35), occhiaia delle grandi occasioni e pupilla schizoide.
Durata della corsa: 30 secondi.

Gen A che piano?
Schizoide Ottavo! (uno sopra il mio, ndG)
Gen Bene.
Schizoide ...
Gen ...
Schizoide Sai, mi sono trasferito da mia nonna, per un po'.
Gen Ah.
Schizoide Eh eh, sì, sono stato sfrattato dalla casa dove stavo prima.
Gen Sfrattato. (sguardo solidale di circostanza) Addirittura.
Schizoide Beh, mi sono fatto sfrattare.
Gen Ah. Eh.
Schizoide Sì sì. Eh. Mi son fatto sfrattare.
Gen (qualcosa d'intelligente da dire, subito) Troppe... feste?
Schizoide Sì, troppo casino. Feste. Era l'ultimo piano e pensavo fosse Miami. Casino!
Gen Mmh. (risatina isterica, sguardo disperato alle porte chiuse) Immagino.
Schizoide E quei vecchi di merda erano contenti quando ho traslocato!
Gen Uh. Cavolo. Immagino. ("Immagino" l'hai già detto, trova un sinonimo) Pazzesco.

Quando l'imbarazzo ha ormai superato la soglia di tollerabilità (v. alla voce "espressione della mamma di Bambi nella scena più drammatica del cinema"), le porte si spalancano e mi tuffo in doppio toe-loop sul pianerottolo, pregando di diventare una volta per tutte claustrofobica.
Alla prossima prendo le scale, mi dico. In qualità di richiamo vivente per malati mentali, è il minimo che possa fare. Poi desisto. Troppo sbattimento.
In compenso, a dimostrazione che imparo dai miei errori, ho appena sostituito la penna-spray al peperoncino con un lanciafiamme al napalm.

26 giugno 2009

Man on the moon



It's close to midnight and something evil's lurking in the dark
Under the moonlight you see a sight that almost stops your heart

You try to scream but terror takes the sound before you make it

You start to freeze as horror looks you right between the eyes

You're paralyzed*

(Thriller)


Eri nero ma anche bianco. Un bambino prodigio ma anche un probabile pedofilo nonché un padre quantomeno imbarazzante. Un talento incredibile ma anche uno psicopatico conclamato. Hai guadagnato una fortuna ma anche accumulato 500 milioni di debiti, e donato al mondo il moon-walk ma anche sdoganato gli urletti (ouch).
Caro te, cinquant'anni sono un'età proprio balorda per crepare. Perché non sono 27, ma neanche 72. Una via di mezzo, né troppo tardi né troppo presto. Ma Signora Morte di marketing ne sa qualcosa. La gente piange - e accende ceri - e commemora - e compra tutti i tuoi album su itunes - e moonwalka nelle piazze, in ufficio, nel corridoio di casa. E' il loro fremito di compassione per il ragazzino nero diventato famoso che, a un certo punto, ha cambiato colore per una dubbissima forma di vitiligine. Mentre cala un ricamato velo sull'altro Jackson, quello di Neverland e dei minorenni malati terminali, la gente che moonwalka fa a gara per dimostrarsi "il tuo più grande fan". Ciò che segue è il solito déjà-vu: la ricerca del colpevole (la droga / i medici / le botte prese da piccolo / il maggiordomo), la guerra civile per dividersi le royalties, i best-of, le night with, i concerti con i big. Intanto se la ride Joe, tuo padre, l'uomo che ha concepito nove figli in due camere da letto e nella terza li ha presi a mazzate.
Al di là di queste magagne postume, dello scontato iter notarile tra i molti Jackson che restano, una fettina di eredità ce la possiamo prendere anche noi. Avrà la forma di un breve ma saggissimo epitaffio: niente, al mondo, è tutto bianco o tutto nero.
E la verità - la tua per prima - sta proprio nel mezzo.

*Grazie ad A., per avermi fatto notare l'oscuro presagio.

23 giugno 2009

Now I wanna be your dog

Help! I need somebody
Help! Not just anybody
Help! You know I need someone, help
(Beatles)

Mezzogiorno e venti. Tranquilla giornata lavorativa.
Squilla il telefono.

Gen
Pronto?
Essere di Sesso Maschile (ansimante) Salv bzzzzzzzzzzz 'nnine che bzzzzzzzzzzzzzzzz parolacce.
Gen Mi scusi?
ESM Cerco bzzzzzzzzzzzzzz dicono parolacce.
Gen Chi è, che cerca? Non riesco a sentirla. Parli più forte.
ESM Cerco le donne che dicono le parolacce bzzzzzzzzzzzzzzzz pito?
Gen Un attimo, non credo di aver afferrato. Chi è che dice le parolacce?
ESM Le donne!
Gen Le donne?
ESM Sì sì. Le donne nude che dicono le parolacce. Il numero che tu lo chiami e loro ti parlano.
Gen ...
ESM Questa è Tele Maracas, no?
Gen Eh.
ESM Me le passa?
Gen Ricapitoliamo. Lei vuole parlare con le donne nude dei programmi notturni.
ESM Sì, ecco, sì! Quelle!
Gen Ha sbagliato numero.
ESM No. Il numero è giusto. Tele Maracas. Mi mette in contatto?
Gen Non so come dirglielo. Ha chiamato la redazione del telegiornale.
ESM (deluso) Ah.
Gen E le assicuro che siamo tutte vestite.
ESM Beh, ma non può passarmi qualcuna lo stesso?
Gen Ma chi?
ESM Qualcuna che conosce lei.
Gen Eh?
ESM Una sua amica!
Gen ...
ESM Lei è sposata?

*clic*

18 giugno 2009

The man who sold the world


Oh yes I'm the great pretender
Just laughing and gay like a clown
I seem to be what I'm not, you see
I'm wearing my heart like a crown
Pretending that you're still around
(The Platters - The Great Pretender)

Sui telegiornali la storia viene tenuta nascosta. Repubblica lo scopre ora, dopo che lo Psiconano ha scelto di dribblare, senza la classe del suo incedibile (?) Kakà, le fatidiche dieci domande. Dal 1994 in poi, di domande da sottoporgli ce ne sarebbero state almeno 983, cominciando da "Quanti anni hai davvero?". Pochissimi, comunque, si erano posti il problema. Fino ad oggi. Dev'esserci nell'aria un nuovo clima mediatico. Come se guardare oltre la barricata avesse dato una lieve scossa deontologica ai nostri - si fa per dire - Eroi.
Pochi e in ritardo, ma sempre meglio che nessuno e mai.
Il problema è che il risveglio d'orgoglio di Repubblica suona, alle orecchie della cara maggioranza italiota, come l'infantile capriccio di un bambino che non ha trovato sotto l'Albero il giocattolo desiderato. Nel migliore dei casi, disinfetterà le ferite di chi vorrebbe rispedirlo sulla nave da crociera della sua eterna gioventù, se possibile lanciata alla deriva. Nel peggiore, non servirà a un bel niente.
Ora: che a casa sua inviti le donnine, invece di tirar su la famiglia del Mulino Bianco, stupisce solo i Teletubbies. Che, com'è noto, non sono delle cime. Che cosa ti aspetti da uno che ha fatto dell'Italia prima, e del Parlamento poi, un'estensione di Drive-in?
Il gioco, ammettiamolo, gli ha preso un po' troppo la mano. Ma siamo in Italia, pizza mafia e mandolino. E se gli italiani hanno qualche specialità, oltre alla margherita, sono l'evasione, il furto, la falsa testimonianza e - dicono - il sesso.
Il che significa una cosa sola: incastrare uno degli uomini più ricchi, moralmente marci, arroganti e truffatori con un bello scandalo sessuale, persino in questo Paese zeppo di cattolici della domenica, è fantapolitica pura.
Preghiamo.